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In un Paese dove il calcio rappresenta una vera e propria religione laica, parlarne e scriverne in modo distaccato non risulta impresa né semplice, né remunerativa: laddove tutto è ormai diventato relativo e opinabile, la squadra del cuore si erge a valore assoluto, destinataria dei pensieri e degli amorosi sensi di milioni di tifosi. Di contro, chi riesce a scampare a questa passione divorante di solito matura una vera e propria insofferenza nei confronti di ogni aspetto del rituale attraverso il quale essa viene celebrata, manifestando i sintomi della crisi di rigetto, fino a dichiarare un vero e proprio odio per tutto ciò che riguarda il mondo del calcio, con una particolare idiosincrasia per chi invece il rituale lo officia, lo vive, lo gode e se ne lascia spesso e volentieri sopraffare.

Eppure, strano a dirsi, esiste ancora una sparuta minoranza di persone che si pone tra queste due tribù di estremisti. Sono quelli che, per motivi diversi, percepiscono una tranquilla empatia per una squadra, un certo interesse per lo sport, una disponibilità a farsi coinvolgere, sia pure in maniera leggera e magari occasionale, da quello che a più voci viene definito “il gioco più bello del mondo”.

Se pure non condividono l’intransigente rifiuto del partito di chi il calcio non lo sopporta, questi poveri individui sono parimenti bloccati sulla Via del Tifoso dall’atteggiamento degli entusiasti, spaventati dai sintomi della loro monomania e soprattutto dalle espressioni ossessivo-compulsive del loro comportamento.

Nonostante queste difficoltà , alcuni di loro guardano a volte al di là della barriera che li divide dai Veri Tifosi con un po’ di curiosità e un timido sentimento di invidia: perché – si chiedono – loro riescono a provare un così grande trasporto per qualcosa che li dovrebbe in fondo riguardare in maniera marginale e noi no? Ci stiamo forse perdendo qualcosa? È troppo tardi per scoprirlo? Soprattutto, vale la pena provarci?

È stato per rispondere a queste domande che due coraggiose cavie hanno accettato, in via sperimentale, di vivere una stagione calcisticamente impegnata, intraprendendo un viaggio alla ricerca del tifoso perduto, quello che non sono mai stati e che probabilmente, senza quest’atto di violenza alla propria indole, non sarebbero stati mai.

Certo, bisogna dire che non sono partiti alla pari: uno ha seguito l’Inter l’altro il Milan…

Il risultato delle due esperienze è adesso raccolto in una serie di tre libri: Inter – Tifoso per caso, Milan – Tifoso per caso e Inter e Milan – Tifosi per caso, editi in formato digitale da Dbooks.it: al loro interno, la cronaca , poco sportiva e molto personale, di questo periodo di tifo forzato.

Naturalmente, lungi da noi l’idea di svelarvi l’esito finale dell’esperimento. Quello che possiamo dirvi è che nessuno dei due è diventato un ultrà. Allo stesso tempo, però, né l’uno, né l’altro, in fondo, possono oggi definirsi calcisticamente agnostici. Nemmeno il milanista…

 

Inter – Un tifoso per caso

Essere tifosi in Italia non è una scelta: è un destino. Questo libro narra il campionato 2009/10, il trionfo dell’Inter, attraverso gli occhi di un supporter anomalo, da anni lontano dalle partite e da tutto ciò che ci sta intorno. Non è solo il racconto di una stagione strepitosa, ma anche – e soprattutto – quello del mondo del calcio visto da un’angolazione diversa, condito da ironia e meraviglia.

 

 

 

 

Milan – Un tifoso per caso

Questo libro avrebbe potuto essere scritto nel 2003, oppure nel 2007. Avrebbe avuto senso perfino nel 2005, l’anno di Istanbul (non fateci aggiungere altro, per favore). Invece, è stato scritto nel 2010, da un milanista “in pectore” che voleva provare a diventare un vero tifoso. Insomma, un caso di pessima scelta di tempo. Un anno scandito da partite e nuovi, strani rituali sociali ai quali l’autore si è sottoposto con curiosità scientifica e ingenua speranza. Così, a fronte di un discreto investimento in termini di denaro e soprattutto di tempo, il nostro argonauta si è immerso in un mondo a lui sconosciuto, fatti di sedili scomodissimi e coperti da materiale organico di probabile origine ornitologica, tassisti furbi, cereali scaduti, momenti entusiasmanti (pochi), momenti sconfortanti (troppi). Il risultato finale? Meno scontato di quanto si possa pensare. Dopotutto, forse il tifo si chiama così perché è una malattia, la prendi anche se non vuoi.

 

Inter e Milan – Tifosi per caso

Questo libro è in realtà una raccolta che riunisce due opere nate da una stessa idea: “Inter: Un Tifoso per Caso” e “Milan: Un Tifoso per Caso”. Ad accomunarli è il fatto di essere stati scritti da due tifosi in erba, curiosi di seguire, con l’occhio del profano, un’intera stagione calcistica, vestendo metaforicamente i panni dei veri appassionati. Tra errori da novellini, mal di pancia, gioie e dolori, il campionato dell’Inter e quello del Milan vengono raccontati giornata per giornata, offrendo uno spaccato – tutt’altro che esperto e tecnico – del fantastico mondo del calcio in Italia.

 

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